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Giurisprudenza di merito  Massimario - documenti in elenco n.  2610
 
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Massimatore: dott. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA - Sentenza 12/11/2021 - 18/11/2021 n. 1333
Giudice Estensore dr. Gianluigi Morlini - Ferreira Isador, Miranda Mello Beatriz e Miranda Mello Stefania (avv. Colli e Cattani) c. Alfa s.p.a. di Alfa cav. *** (avv. Tamburini) e Gamma soc. Unipersonale (avv. Ruffini)

Sospensione per pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. - Giudizio pregiudicante deciso con sentenza non passata in giudicato – Ammissibilità della sola sospensione ex art. 337 c.p.c. - Fondamento - Conseguenze.
Prove atipiche- configurabilità- valore probatorio - casistica - CTU resa in altri giudizi.

Rif. Leg.: Artt. 295 e 337 c.p.c.
Artt. 2729 c.c. e 116 c.p.c.

Salvi i casi in cui la sospensione del giudizio sulla causa pregiudicata sia imposta da una disposizione normativa specifica, che richieda di attendere la pronuncia con efficacia di giudicato sulla causa pregiudicante, quando fra due giudizi esista un rapporto di pregiudizialità tecnica e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, la sospensione del giudizio pregiudicato non può ritenersi obbligatoria ai sensi dell'art. 295 c.p.c. (e, se sia stata disposta, è possibile proporre subito istanza di prosecuzione in virtù dell'art. 297 c.p.c.), ma può essere adottata, in via facoltativa, ai sensi dell'art. 337 comma 2 c.p.c., applicandosi, nel caso del sopravvenuto verificarsi di un conflitto tra giudicati, il disposto dell'art. 336 comma 2 c.p.c.
L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova. Sono prove atipiche i verbali di prove espletati in altri giudizi, la perizia resa in altro giudizio fra le stesse od altre parti, la sentenza resa in altro giudizio.


Massimatore: Dr. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA - Sentenza 03/11/2021 - 03/11/2021 n. 1271
Giudice Unico Estensore dr. Gianluigi Morlini - X e Esposito Luigi (avv. Siligardi e Pratissoli) c. La Scala società tra avvocati s.p.a. (avv. Pesenti e Concio)

Fidejussione contenente clausole conformi allo schema predisposto dall’ABI e dichiarate contrarie alla normativa antitrust dal provvedimento dalla Banca d’Italia – nullità singole clausole ai sensi dell’articolo 1419 c.c. e non dell’intero contratto- sussiste.

Rif. Leg.: 1419 c.c.

Laddove una fidejussione contenga clausole conformi allo schema predisposto dall’ABI e dichiarate contrarie alla normativa antitrust per violazione dell’art. 2 comma 2 lettera a) L. n. 287/1990 dal provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2/5/2005, si ha nullità delle singole clausole, e non già dell’intero contratto, ai sensi dell’articolo 1419 c.c.


Massimatore: dott. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA - Sentenza 21/10/2021 - 21/10/2021 n. 1192
Giudice Estensore dr. Gianluigi Morlini - X (avv. Francescotti) c. Vittoria Assicurazioni s.p.a. (avv. Coluccio) e Y

Argomenti di prova – Sufficienza a fondare convincimento del Giudice - Sussiste - Fattispecie.
Patrocinio a spese dello Stato – Soccombenza parte non ammessa – Condanna a rifusione spese intere e non dimidiate.

Rif. Leg.: Artt. 116 c.p.c.
Artt. 130 e 133 DPR n. 115/2002 e 9 D.M. n. 140/2012.

Non solo la presunzione ex art. 2729 c.c., ma anche gli argomenti di prova ex art. 116 c.p.c., possono essere da soli essere sufficienti a fondare il convincimento del Giudice.

Nel caso di patrocinio a spese dello Stato, laddove vi sia soccombenza della parte non ammessa al patrocinio, la stessa deve rifondere allo Stato le spese conteggiate in modo pieno e non già quelle dimidiate che lo Stato corrisponde al difensore della parte ammessa.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 18/06/2021 - 01/10/2021 n. 2516
Presidente del Collegio dr.ssa Anna Maria Rossi, Consigliere relatore ed estensore dr. Rosario Lionello Rossino

[APP TRIB FERRARA] Separazione dei coniugi – Addebito di colpa – Relazione extraconiugale – Violazione del dovere di fedeltà – Provvedimenti riguardo ai figli – Affidamento condiviso – Collocazione distinta dei due figli minori – Alimenti e mantenimento – Mantenimento diretto dei figli minori – Ripartizione paritaria delle spese straordinarie – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 143, 150, 151, 156 cod. civ.;

Solo in quanto la relazione extra coniugale non si ponga in nesso causale con la sopravvenuta intollerabilità della convivenza matrimoniale, l’avvenuta violazione del reciproco dovere di fedeltà dei coniugi non può assumere qualità di causa determinante la cessazione dell’affectio coniugalis e di addebito della separazione personale al coniuge infedele, richiedendosi però a tal precipuo riguardo l’allegazione, e quindi la dimostrata ricorrenza, degli altri e diversi fatti obbiettivamente preesistenti alla condotta di infedeltà e da questa indipendenti che abbiano già — al loro concreto verificarsi — autonomamente e irreparabilmente minato l’unione affettiva e materiale dei coniugi determinando con certezza ed in maniera primaria e definitiva l’impossibilità della prosecuzione dell’unione coniugale, essendosi perciò anteriormente già costituitesi le condizioni a cui ricondurre la derivata incomprensione reciproca e irrimediabile tra coniugi nonché la conseguente intollerabilità nella prosecuzione della unione e convivenza matrimoniale. Ne consegue che laddove questa dimostrazione non vi sia, bensì dal contesto probatorio — testimoniale e documentale — la relazione extra coniugale e la violazione del dovere di fedeltà che ne sia conseguita si pongano in nesso eziologico esclusivo con la rottura dell’unione coniugale e quale unico fatto e circostanza causale univoca dell’irreparabile crisi della condivisione matrimoniale, da essi vertendo la convivenza materiale e spirituale in una non più componibile reciproca intollerabilità fisica e spirituale tra i coniugi, non potrà che conseguire — a tale esiziale esito — se non l’addebito di colpa della separazione personale al coniuge che abbia dato vita e consistenza alla relazione extra coniugale così come giudizialmente domandato, accertato e dichiarato dal giudice a tal fine adìto.

Cfr.: da ultimo, secondo un insegnamento ormai consolidato, Cass. civ., Sez. I, Ordinanza 21.07.2021, n. 20866, (rv. 661970-02); Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 15.10.2020, n. 22266; Cass. civ., Sez. I, Ordinanza 05.08.2020, n. 16691, (rv. 658891-01); Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 30.10.2019, n. 27777; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 28.05.2019, n. 14591; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 08.02.2019, n. 3877; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 03.09.2018, n. 21576; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 19.02.2018, n. 3923, (rv. 647052-01); Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 23.06.2017, n. 15811; tutti i citati provvedimenti sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 18/06/2021 - 01/10/2021 n. 2516
Presidente del Collegio dr.ssa Anna Maria Rossi, Consigliere relatore ed estensore dr. Rosario Lionello Rossino

[APP TRIB FERRARA] Separazione dei coniugi – Addebito di colpa – Relazione extraconiugale – Violazione del dovere di fedeltà – Provvedimenti riguardo ai figli – Affidamento condiviso – Collocazione distinta dei due figli minori – Alimenti e mantenimento – Mantenimento diretto dei figli minori – Ripartizione paritaria delle spese straordinarie – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 143, 150, 151, 156 cod. civ.;

L’addebito di colpa della separazione personale dei coniugi esclude che il coniuge al quale la separazione sia stata addebitata possa legittimamente e fondatamente richiedere all’altro coniuge ‘incolpevole’, esente dalla violazione dei reciproci doveri correnti ex lege tra i coniugi — ed in particolare di quello di fedeltà —, la corresponsione di un assegno a titolo di mantenimento.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 18/06/2021 - 01/10/2021 n. 2516
Presidente del Collegio dr.ssa Anna Maria Rossi, Consigliere relatore ed estensore dr. Rosario Lionello Rossino

[APP TRIB FERRARA] Separazione dei coniugi – Addebito di colpa – Relazione extraconiugale – Violazione del dovere di fedeltà – Provvedimenti riguardo ai figli – Affidamento condiviso – Collocazione distinta dei due figli minori – Alimenti e mantenimento – Mantenimento diretto dei figli minori – Ripartizione paritaria delle spese straordinarie – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 143, 150, 151, 156, 316, 316 bis, 337 ter cod. civ.;

Qualora entrambi i coniugi siano pienamente capaci nell’esercizio della responsabilità ( potestà ) genitoriale — nonostante l’addebito di colpa della intervenuta separazione personale ad uno di essi —, ed al contempo, attesa l’imprescindibile considerazione dell’interesse primario dei figli di minore età alla presenza di entrambe le figure, materna e paterna, nella loro crescita e nella loro vita — e quindi del loro diritto al compiersi di una effettiva bigenitorialità cui riferirsi —, deve comunque farsi luogo all’affidamento condiviso dei minori con negazione dell’affidamento esclusivo anche laddove quest'ultimo sia stato inizialmente statuito e disposto con la sentenza di separazione in esito all’accertata violazione del dovere di fedeltà da parte della moglie ( e madre ), e ciò quando sia al contempo escluso che l’affidamento condiviso sia — possa essere — potenzialmente pregiudizievole all’interesse dei minori in ragione di comportamenti o atteggiamenti educativi inadeguati o condotte comunque inopportune rispetto all’età ed alla condizione morale e materiale dei figli infra minorenni.

Cfr.: in particolare, Cass. civ., Sez. I, Sentenza 10.07.2013, n. 17089, (rv. 627981); nonché, ex multis, Cass. civ., Sez. I, Sentenza 17.01.2017, n. 977, (rv. 643353-01), in Foro It., 2017, 4, 1, 1211 nonché Cass. civ., Sez. I, Sentenza 03.01.2017, n. 27; inoltre, i citati provvedimenti, sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 18/06/2021 - 01/10/2021 n. 2516
Presidente del Collegio dr.ssa Anna Maria Rossi, Consigliere relatore ed estensore dr. Rosario Lionello Rossino

[APP TRIB FERRARA] Separazione dei coniugi – Addebito di colpa – Relazione extraconiugale – Violazione del dovere di fedeltà – Provvedimenti riguardo ai figli – Affidamento condiviso – Collocazione distinta dei due figli minori – Alimenti e mantenimento – Mantenimento diretto dei figli minori – Ripartizione paritaria delle spese straordinarie – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 337 ter cod. civ.;

In esito alla separazione personale dei coniugi e ricorrendo il regime di affidamento condiviso dei figli di minore età è possibile e legittima la collocazione di ciascuno dei figli separatamente e distintamente presso ciascuno dei genitori e coniugi separati, e perciò la loro stabile e normale residenza l’uno presso la madre e l’altro presso il padre se e qualora ciò sia confacente alle esigenze di crescita e di vita dei minori e risponda pienamente alle loro affinità ed al loro interesse, salvaguardando al contempo massimamente — all’occorrenza per mezzo dei Servizi Sociali — la frequentazione ed il diritto di visita di ciascun genitore e coniuge rispetto al figlio o alla figlia stabilmente collocati presso l’altro coniuge nonché ed al contempo la frequentazione dei figli fra loro — fratelli e sorelle che siano — nel corso del normale evolversi della loro quotidianità e del loro originario rapporto parentale. [ Fattispecie attinente a coniugi separati residenti in luoghi diversi nell’ambito di una stessa provincia e alla loro prole costituita da due figli, un maschio infra undicenne ed una femmina infra quattordicenne dei quali, per il primo, è stata statuita la collocazione presso il padre e, per la seconda, la collocazione presso la madre. ]


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Decreto 18/06/2021 - 28/09/2021
Presidente del Collegio dr.ssa Anna Maria Rossi, Consigliere relatore estensore dr. Rosario Lionello Rossino

[RECLAMO TRIB BOLOGNA] Separazione dei coniugi – Modifica delle statuizioni di separazione – Separazione consensuale – Assegnazione della casa coniugale – Statuizione di abitazione della casa coniugale anche da parte del coniuge separato non assegnatario – Sopravvenuta intollerabilità della convivenza – Revoca della statuizione – Legittimità – Modifica delle statuizioni di separazione – Separazione consensuale – Contributo al mantenimento del coniuge e delle figlie maggiorenni economicamente non autosufficienti – Modifica del Quantum debeatur – Riduzione minima – Legittimità – [REIEZIONE] [CONFERMA]

Rif. Leg.: art. 150, 151, 155 quater abrogato, 337 sexies, 342 bis, 342 ter cod. civ.; art. 572 cod. pen.; art. 710, 711, 736 bis, 737, 738, 739 cod. proc. civ.;

In materia di modificazione delle condizioni di separazione personale dei coniugi, ed in ispecie di separazione consensuale omologata, è legittima e fondata la revoca della statuizione che abbia consentito al coniuge non assegnatario della casa coniugale — sebbene di sua proprietà — la permanenza nella stessa e l’abitazione di una sua porzione, trovando fondatezza, la revoca di quanto primariamente statuito, nella sopravvenuta provata circostanza di fatto della intollerabilità dell’attuale materiale convivenza nella casa familiare con il coniuge assegnatario e le figlie maggiorenni ed economicamente non emancipate della coppia genitoriale separatasi, e ciò anche a causa — particolarmente qualificante — di condotte impositive, intolleranti e tendenzialmente irate e violente del coniuge ab imis beneficiato dalla facoltà e possibilità di rimanere a vivere e restare ad abitare nella propria casa, rilevante essendo al riguardo anche il parallelo procedimento penale instauratosi a suo carico per il reato di maltrattamenti in famiglia con la conseguente avvenuta adozione, da parte del giudice civile, della misura consona ad attuare l’emesso ordine di protezione avverso i verificatisi abusi familiari, secondo il disposto dell’articolo 736 bis del codice di procedura civile.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Decreto 18/06/2021 - 28/09/2021
Presidente del Collegio dr.ssa Anna Maria Rossi, Consigliere relatore estensore dr. Rosario Lionello Rossino

[RECLAMO TRIB BOLOGNA] Separazione dei coniugi – Modifica delle statuizioni di separazione – Separazione consensuale – Assegnazione della casa coniugale – Statuizione di abitazione della casa coniugale anche da parte del coniuge separato non assegnatario – Sopravvenuta intollerabilità della convivenza – Revoca della statuizione – Legittimità – Modifica delle statuizioni di separazione – Separazione consensuale – Contributo al mantenimento del coniuge e delle figlie maggiorenni economicamente non autosufficienti – Modifica del Quantum debeatur – Riduzione minima – Legittimità – [REIEZIONE] [CONFERMA]

Rif. Leg.: art. 710, 711, 738, 739 cod. proc. civ.; art. 150, 151, 156, 315 bis, 316 bis, 337 septies, cod. civ.;

La mancata ottemperanza ab origine all’onere di produzione ed allegazione riguardo alle proprie condizioni e capacità patrimoniali e reddituali condiziona, in esito all’istanza di modificazione delle condizioni di separazione consensuale, un accoglimento non altrimenti che minimo della stessa e quindi contribuisce sostanzialmente — permanendo l’inottemperanza ad un esaustivo onere della prova in materia — a determinare una diminuzione esigua dell’obbligo di contributo al mantenimento del coniuge e delle figlie maggiorenni ma non economicamente emancipate, e quindi una sostanziale reiezione della propria istanza nonostante il pur allegato peggioramento delle proprie condizioni di salute, rimanendo il coniuge separato ed obbligato — come da statuizione della sentenza di separazione consensuale — alla pressoché identica entità dell’assegno di mantenimento nei confronti del coniuge e nei confronti della prole.

Cfr.: Cass. civ., Sez. I, Sentenza 09.08.2017, n. 19746, (rv. 645390-01); Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 28.11.2017, n. 28436, (rv. 646781-01); entrambi i provvedimenti sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di BOLOGNA - Sentenza 23/06/2021 - 09/07/2021 n. 1646
Giudice Estensore dr. Gattuso Marco

Ingiunzione – Giudizio di opposizione – Perfezionamento ed esecuzione di contratto – Ottemperanza dell’ingiungente opposto all’onere della prova – Principio di non contestazione – Fatti costitutivi della domanda introdotta con il procedimento monitorio – Non contestazione dell’ingiunto opponente – Fondatezza della domanda – Spese giudiziali (mat. Civile) – Responsabilità processuale aggravata – Opposizione a D.I. – Fondamento insussistente – Condanna a pena equitativamente determinata;

Rif. Leg.: art. 645, 115, 91, 96 cod. proc. civ.;

In applicazione del principio di non contestazione di cui all’articolo 115 del codice di procedura civile, la sostanziale e palese infondatezza dell’opposizione a decreto ingiuntivo comporta, con l’integrale soccombenza in esito all’inottemperanza all’onere di allegazione di fatti estintivi impeditivi o modificativi della pretesa agita in monitorio, la condanna dell’opponente a pena equitativamente determinata, secondo il disposto del terzo comma dell’articolo 96 del codice di rito.

Cfr.: ex multis, in generale e più recentemente, sul principio “di non contestazione”, Cass. civ., Sez. VI-3, Ordinanza 02.07.2021, n. 18797 ; Cass. civ., Sez. VI-3, Ordinanza 26.11.2020, n. 26908, (rv. 659902-01) ; Cass. civ., Sez. II, Sentenza 29.09.2020, n. 20525 (rv. 659198-02) ; Cass. civ., Sez. lavoro, Sentenza 19.08.2019, n. 21460, (rv. 654812-01) ; provvedimenti editi sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Seconda Civile - Sentenza 11/06/2021 - 08/07/2021 n. 1626
Giudice Unico estensore dr. Marco D’Orazi

Contratto di somministrazione – Fornitura di energia elettrica – Debenza del somministrato (Qualità soggettiva di Consorzio di Bonifica) – Applicazione dell’Iva – Legittimità – Obbligo del somministrante di applicazione dell’aliquota agevolata – Infondatezza – Debenza degli interessi (portati da D.I.) – Legittimità – Inidoneità probatoria delle fatture emesse e insolute – Infondatezza – Conferma del D.I. – Spese giudiziali (mat. Civile) – Responsabilità processuale aggravata – Soccombenza – Mala fede o Colpa grave – Esclusione – Condanna ex art.96 co.3 cpc – Esclusione

Rif. Leg.: art. 96 cod. proc. civ.; art. 24, 111 Cost;

Posto il duplice connotarsi della condanna a titolo di responsabilità processuale aggravata di cui alla disciplina normativa dell’articolo 96 del codice di procedura civile, per la quale, con riguardo al primo comma devono necessariamente ricorrere una domanda di parte, la mala fede o la colpa grave nell’esercizio dell’azione nonché una condotta antigiuridica ed ingiusta tale da causare un danno del quale siano allegati e prodotti l’avveramento e l’entità in ottemperanza all’onere della prova, mentre, con riguardo alla previsione normativa di cui al terzo comma e alla condanna a pena equitativamente determinata ivi prevista può procedervi anche ex officio il giudice legittimamente prescindendo da una domanda di parte nonché dall’ottemperanza, ivi non incombente sulla parte, all’onere di allegazione e probatorio in merito al danno subìto, tale diversità applicativa che obiettivamente si delinea sul piano positivo importa che va comunque affermata — in via interpretativa — un’identità desumibile con riguardo all’elemento soggettivo delle fattispecie, ciò che conduce necessariamente a richiedere anche in merito alla condanna a pena equitativamente determinata di cui al terzo comma dell’articolo 96 del codice di rito la ricorrenza della mala fede o della colpa grave impiegate nell’esercizio dell’azione e nell’adire l’autorità giurisdizionale ordinaria, ché, altrimenti, un’ipotesi applicativa e decisoria diversa, che escludesse la ricorrenza in tal caso di una condotta soggettivamente qualificata secondo un’interpretazione strettamente adesa alla lettera della norma non orienterebbe a distinguere il requisito cui riferirsi per imputare una soccombenza inidonea ed estranea alla condanna ed una invece che sia idonea e pienamente conforme all’irrogazione della sanzione secondo l’ultimo comma della norma in esame, e ciò principalmente ai fini di una motivazione sul punto da parte del giudice da un lato imprescindibile e dall’altro adeguata ad un criterio di ragionevolezza che evidenzi la causa della sua pronunzia nella sussistenza dei due possibili requisiti volitivi, e quindi la mala fede — ricorrente ogni qual volta la parte abbia palesemente, con la propria condotta processuale, negato il vero o affermato il falso — oppure la colpa grave — presente ogniqualvolta la parte abbia scientemente perseguito un esito manifestamente infondato e impossibile di accoglimento rendendo palesemente inverosimile la propria difesa a scapito del mezzo processuale mediante un uso d’esso strumentale, defatigatorio e arbitrario, di contro ai principii costituzionali sanciti negli articoli 24 e 111 della norma fondamentale e volti a garantire il diritto di difendersi e la ragionevole durata del processo —. Ne consegue che l’assenza — in termini di interpretazione sistematica, analogica e costituzionalmente orientata — dei due requisiti soggettivi descritti — la mala fede e la colpa grave — impedisce al giudice la pronunzia ex officio della condanna a pena equitativamente determinata secondo il disposto di cui al terzo comma dell’articolo 96 del codice di procedura civile.

Cfr.: contra, Cass. civ., Sez. lavoro, Sentenza 15.02.2021, n. 3830, (rv. 660533-02); Cass. civ., Sez. VI-2, Ordinanza 24.09.2020, n. 20018 (rv. 659226-01); Cass. civ., Sez. VI-3, Ordinanza 18.11.2019, n. 29812 (rv. 656160-01); Cass. civ., Sez. VI-3, Ordinanza 10.09.2018, n. 21943; Cass. civ., Sez. II, Sentenza 21.11.2017, n. 27623 (rv. 646080-01); v., le citate pronunzie, sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;

in senso conforme Cass. civ., Sez. VI-2, Ordinanza 24.10.2019, n. 27326; Cass. civ., Sez. III, Sentenza 12.07.2019, n. 18745; Cass. civ., Sez. Unite, Sentenza 20.04.2018, n. 9911; Cass. civ. Sez. Unite, Sentenza 20.04.2018, n. 9912 (rv. 648130-02); Cass. civ., Sez. III, Sentenza 14.10.2016, n. 20732 (rv. 642925-01); Cass. civ., Sez. III, Sentenza 21.07.2016, n. 15017; Cass. civ., Sez. III, Sentenza 16.06.2016, n. 12413 (rv. 640412); Cass. civ., Sez. lavoro, Sentenza 19.04.2016, n. 7726 (rv. 639485); v., le citate pronunzie, sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;

nell’ambito della giurisprudenza di merito, ed in particolare delle corti felsinee, vedasi in particolare Corte d’Appello, Bologna, Sezione Prima Civile, Sentenza 02.05 - 11.05.2017, n. 1080, est. dr. Francesco Parisoli; Corte d’Appello, Bologna, Sentenza 24.03-30.03.2017, n° 776, est. dr. Antonella Palumbi; Corte d’Appello, Bologna, Sentenza 27.09.2013-27.01.2014, n° 241, est. dr. Francesco Parisoli; Corte d’Appello, Bologna, Sentenza 16.07-15.11.2013, n° 2035, est. dr. Diego Di Marco; nonché, per un caso particolare, Corte d’Appello, Bologna, Sentenza 09.05-01.06.2017, n. 1293, est. dr. Mariapia Parisi;


Massimatore: dott. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA - Sentenza 15/06/2021 - 15/06/2021 n. 788
Giudice Estensore dr. Gianluigi Morlini - Mango Francesco (avv. Carlini) c. Generali Italia s.p.a. (avv. Chierici)

Danneggiamento causato da incendio di autovettura parcheggiata - Evento prodotto dalla circolazione stradale - Configurabilità - Fattispecie

Rif. Leg.: Artt. 2043 e 2041 c.c., 122 D.Lgs. n. 209/2005

Nel caso di sosta e posizione di arresto del veicolo a motore, l’assicurazione RCA opera solo se il sinistro può essere eziologicamente ricollegabile alla circolazione, in armonia anche con le previsioni del diritto dell’Unione Europea; mentre non opera laddove il sinistro sia intervenuto per causa autonoma, ivi compreso il caso fortuito, di per sé sufficiente a determinarlo e pertanto idonea ad interrompere il nesso della sua derivazione causale dalla circolazione. (Nella specie sono stati ritenuti non risarcibili i danni provocati dall’incendio di un ‘furgone rosticceria’ cagionato dalla manomissione dell’impianto GPL).


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Seconda Civile - Sentenza 24/02/2021 - 09/06/2021 n. 1472
Presidente del Collegio estensore dr. Giampiero Maria Fiore

[APP TRIB PARMA] Vendita – Vendita di cosa mobile – Semente di varietà vegetaleBatterio – (CTU) – Risoluzione del contratto – Obbligo di restituzione del prezzo – Domanda di risarcimento del danno (emergente e da lucro cessante) – Infondatezza – Carenza di colpa nell’illecito contrattuale – Nesso eziologico tra condotta del venditore\ debitore e danno-conseguenza dell’acquirente\ creditore – Insussistenza – [CONFERMA]

Rif. Leg.: art. 1492, 1493, 1494 cod. civ.;

L’accertato inadempimento contrattuale del venditore che determini la risoluzione del contratto di compravendita nonché l’obbligo della restituzione del prezzo in favore del compratore non comporta, in assenza di colpa del venditore, il diritto al risarcimento del danno emergente e da lucro cessante dell’acquirente che ne deduca l’avveramento a definizione esaustiva della lesione del sinallagma contrattuale oggettivamente verificatasi, venendo in applicazione la disciplina normativa della vendita in ragione dell’azione risarcitoria di cui al disposto dell’articolo 1494 del codice civile il quale presuppone, per definizione, la soglia-limite  della negligenza o imperizia della condotta e quindi l’assenza di diligenza e perizia nell’adempimento — che risolvendosi in una condotta omissiva colpevole legittima la controparte a esigere il ristoro di tutti gli effetti dannosi che ne siano conseguiti —, e non venendo invece in applicazione l’azione di garanzia per difetti o vizi della cosa venduta, di cui al disposto degli articoli 1490 e 1492 del codice civile, prescindente in toto da ogni considerazione e valutazione dell’elemento soggettivo e quindi dalla conseguente condotta che a tale titolo abbia tenuto il venditore e di cui deve escludersene ogni valenza precettiva. Il principio di diritto pone quindi la diversità sostanziale, con riguardo al negozio della vendita, dell’azione di garanzia e dell’azione di esatto adempimento con coerente diversità di esiti.

Cfr.: Cass. civ., Sez. II, Sentenza 10.07.2014, n. 15824, (rv. 631693), (rv. 631694), in Contratti, 2015, 10, 891 note di Cafaggi e Iamiceli ; in Giur. It., 2015, 2, 299 con nota di Cintio ; in Nuova Giur. Civ., 2014, 12, 1200 con nota di Barba ; Cass. civ., Sez. II, Sentenza 29.11.2013, n. 26852, (rv. 629111) ; entrambi i provvedimenti sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Terza Civile - Sentenza 24/05/2021 - 04/06/2021 n. 1390
Giudice unico estensore dr. Pietro Iovino

Condominio – Cosa comune (uso e godimento) – Rinunzia alla proprietà comune – id est : rinunzia al diritto sulle parti comuni – Divieto ex lege inderogabile – Assemblea (impugnazione delle delibere) – Rinunzia del condòmino alla comproprietà condominiale – Deliberazione dell’assemblea condominiale all’unanimità – Nullità

Rif. Leg.: art. 1102, 1118, 1137 cod. civ.;

[ Obiter dictum ] L’invalidità di un atto giuridico ne presuppone l’esistenza anche se, in situazioni di fatto estreme, l’applicazione della massima sanzione dell’atto invalido, ossia la nullità, si pone in posizione finitima se non dubbia — sul piano concettuale ed in particolare logico-giuridico — con quella della inesistenza dell’atto. In ispecie, la deliberazione dell’assemblea condominiale con la quale, all’unanimità, sia stata approvata la rinunzia del condòmino alla comproprietà sui beni comuni ( in altri termini, la rinunzia del singolo condòmino alla comunione sulle parti estranee alla proprietà individuale ed esclusiva e rientranti nella cosa comune in proprietà condominiale ) ponendosi in violazione del divieto ex lege, assistito da qualità inderogabile, per cui “il condòmino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni”, determina una situazione limite seppur valutata, sul piano decisorio, — a seguito dell’impugnazione contra se dello stesso condominio deliberante —, quale atto invalido e in particolare radicalmente nullo, permanendo al contempo la fondata riserva, posta la palese ed estrema illegittimità di un’espressione di volontà oltre il disposto normativo e al di là dei princìpii fondanti un istituto giuridico, della possibile ammissibilità di quell’atto tra quelli definibili quali ‘esistenti’ e perciò propriamente vulnerabili in termini di annullabilità o nullità.

Cfr.: Cass. civ., Sez. II, Sentenza 29.05.1995, n. 6036, (Rv. 492556 - 01), in Arch. Locazioni, 1995 , in Vita Notar., 1996, 215 , nonché sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Terza Civile - Sentenza 24/05/2021 - 04/06/2021 n. 1390
Giudice unico estensore dr. Pietro Iovino

Condominio – Cosa comune (uso e godimento) – Rinunzia alla proprietà comune – id est : rinunzia al diritto sulle parti comuni – Divieto ex lege inderogabile – Assemblea (impugnazione delle delibere) – Rinunzia del condòmino alla comproprietà condominiale – Deliberazione dell’assemblea condominiale all’unanimità – Nullità

Rif. Leg.: art. 1102, 1118, 1137, 1138 cod. civ.;

Sul piano strettamente positivo, il condòmino che intenda sottrarsi alla partecipazione agli oneri di conservazione delle parti comuni della proprietà condominiale, e quindi ed in particolare alle spese che esse comportino, non può legittimamente farlo rinunziando al diritto sulle parti comuni, neppure se tale rinunzia sia deliberata — ossia approvata — all’unanimità in sede di assemblea condominiale, venendo in tal modo all’evidenza la violazione dell’inderogabile divieto ex lege di cui al secondo comma dell’articolo 1118 del codice civile, secondo il quale “il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni”, — non può rinunziare al suo diritto sulla comproprietà condominiale —, conseguendone la radicale nullità di una tale delibera, nonché ed al contempo — su di un piano strettamente concreto — rilevando la palese contingenza, ricorrente nella maggioranza dei casi, per cui all’uso delle parti comuni egli non può materialmente, fisicamente sottrarsi; e comunque, anche se la fattezza delle parti comuni sia tale da elidere questo limite di ordine naturale e ontologico, qualora il condòmino non intenda partecipare agli oneri derivanti dalla comproprietà condominiale, l’unico strumento legittimo consiste nella contestazione, principalmente nel bilancio consuntivo e preventivo, del prospetto di ripartizione delle spese comuni o comunque del documento che contenga l’intestazione a suo nome ed a quel titolo di un determinato obbligo di contributo, e ciò nella forma rituale dell’impugnazione della deliberazione dell’assemblea di condominio che su quelle spese abbia statuito o comunque dell’atto con cui l’amministratore del condominio lo abbia reso partecipe dell’onere su di lui gravante.

Cfr.: quale precedente più risalente, Cass. civ., Sez. II, Sentenza 29.05.1995, n. 6036, (Rv. 492556 - 01), in Arch. Locazioni, 1995 , in Vita Notar., 1996, 215 ; più di recente, invece, Cass. civ., Sez. II, Sentenza 16.04.2019, n. 10586, in Imm. e propr., 2019, 6, 390 ; Cass. civ., Sez. II, Ordinanza 21.08.2017, n. 20216, (rv. 645232-01), in Imm. e propr., 2017, 10, 598 ; Cass. civ., Sez. II, Sentenza 29.01.2015, n. 1680, (rv. 634966), (rv. 634967), in Imm. e propr., 2015, 4, 257 con nota di Triola ; Cass. civ., Sez. II, Sentenza 27.10.2006, n. 23291, (rv. 592441) , nonché, tutti i provvedimenti citati, sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ; infine, per un precedente ancor più risalente, Cass. civ. Sez. II, 25.07.1977, n. 3309, (Rv. 386857 - 01) ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Terza Civile - Sentenza 06/04/2021 - 25/05/2021 n. 1271
Presidente del Collegio Dr. Roberto Aponte, Consigliere relatore estensore dr. Luciano Varotti

[APP TRIB BOLOGNA] Competenza e giurisdizione civile – Giurisdizione ordinaria ed amministrativa – Contributi all’editoria – Diritto soggettivo – Giurisdizione esclusiva del giudice civile ordinario – (Corte Costituzionale sent. 209 del 2019)Obbligazioni – Cessione del credito – Credito di Casa Editrice derivante da contributo pubblico all’editoria – Credito attuale e ‘non-liquido’ – Cessione a istituto bancario – Atto di data certa (rogito notarile) – Comunicazione della cessione alla P.A. ceduta – Legittimità validità efficacia della cessione – Fallimento – Effetti del fallimento per il fallito – Cessione di credito anteriore alla dichiarazione di fallimento del cedente (in ispecie : Casa Editrice) – Opponibilità della cessione alla Curatela della procedura concorsuale – Fondatezza – Compensazione – Compensazione tra credito restitutorio della P.A. e credito oggetto di cessione – Esclusione – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 1260, 1264 cod. civ.;

La qualità “attuale”, seppure ‘non liquida’ del credito, e non invece la natura eventuale o solo futura dello stesso, determina l’efficacia dei negozi e dei rapporti giuridici che riguardo a tale diritto soggettivo relativo siano posti in essere e conclusi, e in particolare la validità e l’efficacia del contratto di cessione del credito la cui legittima conclusione rende piena titolarità del titolo acquisito da parte del cessionario del credito nonché la natura ostensibile della stessa nei confronti del debitore ceduto a cui sia stata comunicata la cessione, avendo cedente e cessionario operato in un ambito informato a legittimità quanto alla disponibilità delle proprie situazioni giuridiche soggettive. [ Fattispecie attinente al contributo pubblico all’editoria ed al negozio di cessione del relativo diritto di credito da parte della casa editrice creditrice e della banca resasi cessionaria del medesimo. ]


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Terza Civile - Sentenza 06/04/2021 - 25/05/2021 n. 1271
Presidente del Collegio Dr. Roberto Aponte, Consigliere relatore estensore dr. Luciano Varotti

[APP TRIB BOLOGNA] Competenza e giurisdizione civile – Giurisdizione ordinaria ed amministrativa – Contributi all’editoria – Diritto soggettivo – Giurisdizione esclusiva del giudice civile ordinario – (Corte Costituzionale sent. 209 del 2019)Obbligazioni – Cessione del credito – Credito di Casa Editrice derivante da contributo pubblico all’editoria – Credito attuale e ‘non-liquido’ – Cessione a istituto bancario – Atto di data certa (rogito notarile) – Comunicazione della cessione alla P.A. ceduta – Legittimità validità efficacia della cessione – Fallimento – Effetti del fallimento per il fallito – Cessione di credito anteriore alla dichiarazione di fallimento del cedente (in ispecie : Casa Editrice) – Opponibilità della cessione alla Curatela della procedura concorsuale – Fondatezza – Compensazione – Compensazione tra credito restitutorio della P.A. e credito oggetto di cessione – Esclusione – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 3 Lg. 250/1990; art. 2, comma 62, Lg. 191/2009 (‘legge finanziaria’ del 2009); art. 1260, 1264, 1248, 2901, 2914 cod. civ; art. 44, 45, 66 RD 267/1942 (Lg. Fall.re);

In materia di contributo pubblico all’editoria, e quindi con riguardo a quanto dovuto a tale titolo alla casa editrice dalla pubblica amministrazione e dall’organo statuale a tal precipuo fine demandato, si configura una situazione giuridica di diritto soggettivo relativo che dà luogo alla titolarità di un diritto di credito “attuale”, seppure ‘non liquido’, e non invece alla titolarità di un diritto di credito eventuale o futuro, ciò che consente la legittima conclusione del negozio di cessione del credito da parte dell’avente diritto e quindi la piena validità ed efficacia dell’avvenuta cessione con riguardo al debitore ceduto ed al cessionario, nonché ed al contempo, nel caso della sopravvenuta dichiarazione di fallimento del cedente il credito — ossia la casa editrice —, la piena opponibilità della cessione alla curatela fallimentare della procedura concorsuale instauratasi con riguardo al cedente, ed in particolare l’opponibilità a quest’ultima della titolarità del credito trasferitogli dal cedente in bonis, dovendo conseguentemente escludersi — pur sempre per la qualità “attuale” del credito ceduto, seppure ancora ‘non liquido’ —, l’incertezza e la non esigibilità proprie di un credito solo eventuale o futuro, e per converso dovendosi ritenere il cessionario immesso nella piena titolarità del diritto di credito cedutogli anche a fronte delle azioni restitutorie che nei suoi confronti possano essere esercitate dalla procedura concorsuale sopravvenuta alla cessione del credito, e ciò in ragione dell’irreversibile stato d’insolvenza della casa editrice — ossia del cedente — come tale oggetto di dichiarazione di fallimento.

Cfr.: quanto al provvedimento di primo grado oggetto del giudizio di appello e definito dal provvedimento ivi massimato, Trib. Bologna, Sentenza 17.11 - 05.12.2016, n. 2938, Giudice unico est. dr.ssa Manuela Velotti;

quanto al giudice della legittimità, Cass. civ., Sez. I, Ordinanza 28.02.2020, n. 5616, (rv. 657040-01), in Fallimento, 2021, 2, 214 con nota di Casa ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 14.04.2010, n. 8961 ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 21.12.2005, n. 28300, (rv. 586387) (rv. 586389) (rv. 586388), in Contratti, 2006, 8-9, 765 ; Cass. civ., Sez. III, Sentenza 17.01.2012, n. 551, (rv. 621183), in Fallimento, 2012, 11, 1387 ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 31.08.2005, n. 17590, (rv. 583037) (rv. 583036) (rv. 583035) (rv. 583034), in Guida al Diritto, 2005, 41, 70, in Impresa, 2005, 2004, in Fallimento, 2006, 4, 477, in Fallimento, 2006, 5, 538 con nota di Trentini, in Giur. It., 2006, 2, 338 con nota di Sicchiero ; inoltre, i citati provvedimenti, sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Seconda Civile - Sentenza 14/05/2021 - 21/05/2021 n. 1319
Giudice Unico estensore dr.ssa Carolina Gentili

Contratti in generale – Simulazione del contratto – Simulazione relativa – Trasferimento di quota di proprietà immobiliare al coniuge – Mancata dimostrazione del pagamento del prezzo – Natura liberale dell’atto – Simulazione relativa del negozio di compravendita – Donazione dissimulata – Revocatoria ordinaria – Trasferimento di proprietà\ Donazione dissimulata – Compromissione dell’intera garanzia patrimoniale (eventus damni) – Preesistenza dell’esposizione debitoria insoluta (scientia damni) – Atto a titolo gratuito in favore del coniuge (scientia fraudis) – Inefficacia dell’atto di compravendita

Rif. Leg.: art. 769, 1414, 1416, 1470, 2729, 2901 cod. civ.;

Il trasferimento di una quota di proprietà immobiliare al coniuge di cui non vi sia prova in merito all’effettivo pagamento del prezzo conduce all’accertamento della natura liberale dell’atto negoziale posto in essere e quindi alla definizione del negozio comunque venuto ad esistenza quale simulazione relativa di un contratto di compravendita nonché alla definizione ultima e sostanziale di un contratto di donazione dissimulato effettivamente intercorso tra le parti. Ne consegue la legittimità dell’azione revocatoria ordinaria esercitata nei confronti dell’atto simulato di compravendita — valente realmente e sostanzialmente qualificabile quale donazione dissimulata —, che in quanto rappresenti la compromissione della garanzia patrimoniale offerta dal donante al proprio creditore — evidenziandosi in tal senso l’eventus damni —, nonché in quanto si ponga in uno spazio temporale segnato dalla preesistenza dell’esposizione debitoria — palesando a tal riguardo la compiuta scientia damni dell’alienante\ donante —, ed infine, in quanto presenti il carattere dell’atto a titolo gratuito in favore di un acquirente che sia in realtà donatario del bene e unito dal vincolo del coniugio al donante — evidenziando in tal modo la scientia fraudis sottesa al negozio —, presenta tutti i requisiti oggettivi e soggettivi ai fini del fondato esercizio dell’actio pauliana e quindi dell’esito, sul piano decisorio, della inefficacia dell’atto dispositivo posto in essere quale compravendita di porzione di bene immobile — e come tale trascritto nella Conservatoria dei Registri Immobiliari — e ciò a guarentigia del diritto vantato dal creditore agente in revocatoria.

Cfr.: sul piano sostanziale e dogmatico, Cass. civ., Sez. II, Sentenza 30.10.2020, n. 24040; indirettamente, sul caso di specie, Cass. civ., Sez. VI-2, Sentenza 16.12.2014, n. 26460 (rv. 633826); Cass. civ., Sez. III, Ordinanza 25.05.2017, n. 13172, (rv. 644304-01); Cass. civ., Sez. VI-3, Ordinanza 24.06.2021, n. 18193; Cass. civ., Sez. VI-3, Ordinanza 18.06.2019, n. 16221 (rv. 654318-01);


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Quarta Civile, Sezione Specializzata in materia d’Impresa - Sentenza 22/04/2021 - 21/05/2021 n. 1343
Presidente del Collegio dr. Fabio Florini, Giudice relatore estensore dr.ssa Silvia Romagnoli

Società – Società a responsabilità limitata – Soci con quota paritaria (50%) del capitale sociale – Sostituzione processuale – Esercizio dell’azione sociale di responsabilità da parte di un socio – Legittimità – Amministratori: azione di responsabilità – Socio e amministratore unico a tempo indeterminato – Mala gestio e danno alla s.r.l. – Inottemperanza all’onere probatorio – Inattività assembleare per assenza di quorum costitutivo e deliberativo – Omissione di adempimenti obbligatori – Condotte non imputabili all’AU – Attività liquidatoria della società – Liceità

Rif. Leg.: art. 2476 cod. civ.; art. 81 cod. proc. civ.;

Nella peculiare fattispecie della composizione duale della compagine societaria, costituitasi in forma di società a responsabilità limitata ed in particolare connotata dalla partecipazione paritaria al capitale sociale, ai fini del legittimo esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti del socio amministratore unico opera, in favore dell’altro socio, l’istituto della sostituzione processuale di cui all’articolo 81 del codice di procedura civile.

Cfr.: Cass. civ., Sez. I, Sentenza 25.07.2018, n. 19745, (rv. 650162-03), sul sito web “Pluris on line”, Utet\ Cedam, ed. Wolters Kluwer Giuridica ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Quarta Civile, Sezione Specializzata in materia d’Impresa - Sentenza 22/04/2021 - 21/05/2021 n. 1343
Presidente del Collegio dr. Fabio Florini, Giudice relatore estensore dr.ssa Silvia Romagnoli

Società – Società a responsabilità limitata – Soci con quota paritaria (50%) del capitale sociale – Sostituzione processuale – Esercizio dell’azione sociale di responsabilità da parte di un socio – Legittimità – Amministratori: azione di responsabilità – Socio e amministratore unico a tempo indeterminato – Mala gestio e danno alla s.r.l. – Inottemperanza all’onere probatorio – Inattività assembleare per assenza di quorum costitutivo e deliberativo – Omissione di adempimenti obbligatori – Condotte non imputabili all’AU – Attività liquidatoria della società – Liceità

Rif. Leg.: art. 2476 cod. civ.;

L’azione sociale di responsabilità di cui all’articolo 2476 del codice civile, esercitata nei confronti dell’amministratore unico o degli amministratori della società a responsabilità limitata, si rappresenta infondata qualora non si dia attendibile e piena ottemperanza all’onere di allegazione e probatorio in merito alla mala gestio nell’attività svolta dall’organo deputato alla conduzione economico-giuridica dell’ente societario ed al nocumento ( al danno ) da questa derivatone all’ente stesso, al contempo ponendosi come non imputabili al socio amministratore unico — in ragione della composizione duale della compagine societaria e della partecipazione paritaria al capitale sociale — l’inattività assembleare per assenza del quorum costitutivo e deliberativo dipendenti dall’altro unico socio e quindi l’omissione di obbligatori adempimenti da riferire al Registro delle Imprese o comunque dovuti nell’evolversi della vita societaria, nonché dovendosene valutare come legittima e lecita l’attività a valenza sostanzialmente liquidatoria che il socio e amministratore unico della società abbia posto in essere a causa della intrinseca inoperatività funzionale in cui la stessa versi.

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