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Giurisprudenza di merito  Massimario - documenti in elenco n.  2734
 
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Massimatore: dott. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA - Sentenza 09/11/2022 - 09/11/2022 n. 1163
Giudice Estensore dr. Gianluigi Morlini - G.R. (avv. Sessa e Pruccoli) c. YY Assicurazioni s.p.a. (avv. Coluccio)

Inammissibilità prova testimoniale ex articolo 135 comma 3 bis Codice delle Assicurazioni - Invio raccomandata da parte dell’assicurazione – Necessità solo se non risulta dalle comunicazioni del danneggiato la presenza o assenza di testimoni – Non necessità ove dalle comunicazioni risulti assenza di testimoni.

Rif. Leg.: Art. 135 comma 3 bis Codice delle Assicurazioni

Ai fini della inammissibilità della prova testimoniale ai sensi dell’articolo 135 comma 3 bis Codice delle Assicurazioni, l’invio della previa raccomandata da parte dell’assicurazione è previsto solo se non risulta dalle comunicazioni del danneggiato la presenza o l’assenza di testimoni, mentre non è necessario laddove da tali comunicazioni risulti l’assenza di testimoni.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Decreto 27/09/2022 - 11/10/2022
Presidente del Collegio dr.ssa Antonella Palumbi, Giudice relatore ed estensore dr.ssa Sonia Porreca

Filiazione – Filiazione naturale – Figlio naturale riconosciuto – Cessazione della convivenza di fatto – Decreto del Tribunale per i minorenni – a. decadenza dalla responsabilità genitoriale (padre)b. affidamento esclusivo (madre)Contributo al mantenimento dei figli – Capacità reddituali genitoriali – Obbligo di contributo al mantenimento – Quantum – Decorrenza – Retroattività – Rapporti tra condebitori solidali

Rif. Leg.: art. 147, 155 ratione temporis, 315 bis, 316, 316 bis, 330, 337 bis, 337 ter, 337 quater, 1292, 1294, 1299 cod. civ.;

In esito alla cessazione della convivenza di fatto ed alla filiazione naturale riconosciuta cui essa ha dato luogo e rispetto alla quale si sia accertato, in anteriore giudizio avanti il Tribunale per i Minorenni, il pressoché assoluto disinteresse morale e materiale del padre naturale nei confronti della propria prole con conseguente duplice statuizione di quella autorità giurisdizionale sia di affidamento esclusivo del minore alla madre sia di decadenza dalla responsabilità e potestà genitoriale del padre, è legittima la domanda proposta avanti il Tribunale Ordinario Civile dal genitore affidatario nei confronti del padre naturale di contributo al mantenimento del figlio in affido esclusivo, potendosi e dovendosi però disporre — sul piano della ritenuta fondatezza e dell’accoglimento della domanda e più precisamente in merito alla decorrenza dell’obbligo — solo dalla proposizione della domanda e non anteriormente, ossia dalla cessazione della convivenza e coabitazione come sarebbe naturale posto il generale principio per cui un’esaustiva tutela dei figli mediante l’adempimento dell’obbligo del loro mantenimento si collega allo status genitoriale e normalmente assume decorrenza dalla loro nascita, nel caso di specie dalla nascita in costanza di convivenza di fatto. Non ricorrendo invece, e propriamente, la condizione dell’azione — consistente nel suo esercizio anteriormente alla cessazione della convivenza more uxorio —, si determina un limite alla capacità retroattiva dell’obbligo di contributo al mantenimento segnato quindi dall’introduzione del giudizio da parte del genitore affidatario ed ottemperante da sempre al dovere ex lege della cura e del mantenimento del figlio, restando ancorato, il regolamento della fase antecedente alla proposizione della domanda, ad un pregresso rapporto tra debitori solidali — quali sono i genitori naturali nei confronti della loro prole —, attenendo tale rapporto a diritti disponibili e quindi non incidenti sull’interesse del minore.

Cfr.: Cass. civ., Sez. III, Ordinanza 12.05.2020, n.8816, in Diritto & Giustizia 2020, 13 maggio, in Il familiarista 28 luglio 2020 con nota di Nicolò Merola e in Guida al diritto, 2020, 37, 61 ; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 01.03,2018, n. 4811 in Diritto & Giustizia, 2018, 2 marzo, con nota di Alice Di Lallo ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 28.03.2017, n. 7960 in Il familiarista 6 luglio 2017 con nota di Fabio Francesco Franco ; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 08.02.2017, n. 3302; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 10.07.2013, n. 17089, in Diritto e Giustizia online 2013, 11 luglio, con nota di Ivan Libero Nocera ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 18.05.2012, n.7905 in Guida al diritto, 2013, 1, 64 ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 08.11.2010, n. 22678, in Diritto e Giustizia online 2010, con nota di Alessandro Vecchi ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 16.07.2005, n. 15100 in Foro it., 2006, 2, I, 476 ;


Massimatore: dr. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA - Sezione Seconda Civile - Sentenza 06/10/2022 - 06/10/2022 n. 1023
Giudice Monocratico dr. Gianluigi Morlini - Ceramiche Alfa s.r.l. (avv. Giovanelli) c. Banca MPS s.p.a. (avv. Lazzini)

Sconfinamento in rapporto bancario –successive rimesse del correntista - natura solutoria di pagamento solo per la parte necessaria a rientrare dallo sconfinamento – natura ripristinatoria della provvista nei casi in cui il passivo non supera l’affidamento.

Rif. Leg.: artt. 1194, 1857, 2033, 2935 c.c.

A seguito di sconfinamento, le successive rimesse del correntista hanno natura di pagamento, e quindi solutoria, solo per la parte necessaria a rientrare dallo sconfinamento, poiché solo per quella parte vi è debito immediato del correntista, mentre nei casi in cui il passivo non supera l’affidamento, i versamenti del correntista hanno funzione meramente ripristinatoria della provvista: si ha quindi immediata esigibilità di capitale ed interessi per il credito che supera il fido e per i relativi interessi, rimanendo tale esigibilità differita per il credito entro il fido sino al saldo di chiusura del rapporto od alla scadenza dell’affidamento, poiché trattasi di competenze pagabili ex art. 1194 comma 2 c.c. solo a tale momento.


Massimatore: dott. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA - Ordinanza Collegiale 26/09/2022
Presidente dr.ssa Cristina Beretti, Giudice Estensore dr. Gianluigi Morlini - XX (avv. Rondelli) c. Credito Emiliano s.p.a. (avv. Lava, Banti, Reggiani e Caira)

Debitore solidale – Possibilità di sequestro conservativo su beni del condebitore verso il quale intende agire in regresso – necessità di previo pagamento o di giudizio pendente in cui è chiesto il pagamento– sussiste.

Rif. Leg.: Artt. 671 c.p.c., 2049 c.c. e 2055 c.c., 31 comma 3 TUF

Il debitore solidale può ottenere sequestro conservativo sui beni del condebitore verso il quale intende agire in regresso, solo ove abbia effettuato il pagamento, ovvero sia stato evocato in giudizio per ottenere il pagamento da parte del creditore.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Cuneo, Sezione Civile, Volontaria Giurisdizione - Decreto 15/09/2022 - 19/09/2022
Presidente del Collegio estensore dr. Alberto Tetamo

Filiazione – Affidamento dei figli minorenni – Ricorso a fini di riesame e modifica del regime di affidamento\ frequentazione – Inammissibilità del ricorso – Responsabilità processuale aggravata – Condanna del ricorrente a pena equitativamente determinata – Espressioni offensive – Espressioni funzionali all’esercizio del diritto di difesa – Istanza di cancellazione – Reiezione

Rif. Leg.: art. 710 cod. proc. civ.; art. 9 Lg. 898/1970; art. 13 Lg. 74/1987; art. 337 bis, 337 ter, 337 quarter, 337 quinquies cod. civ.;

In applicazione del principio di cui all’articolo 710 del codice di procedura civile, attinente alla modificabilità dei provvedimenti relativi alla separazione personale dei coniugi, la conclamata assenza di fatti nuovi e sopravvenuti che possano indurre motivatamente ad una rivisitazione ( e modificazione ) del regime stabilito in materia di affidamento dei figli in minore età determina l’inammissibilità del ricorso che sia stato egualmente proposto — pur in assenza degli indicati presupposti — a fini di modifica della disposta disciplina di affido della prole, inammissibilità ulteriormente ribadita qualora le già assunte statuizioni presentino carattere precettivo, ed in particolare limitativo o comunque volto ad indirizzare e circoscrivere la condotta e le facoltà dei genitori riguardo ad istanze modificative entro periodi temporalmente scanditi nonché a porle in condizione dipendente dal verificarsi di precise e specifiche evenienze previste dal giudice ed all’attualità non ancora avveratesi.

Cfr.: de iure condito, l’articolo 337 quinquies del codice civile, secondo cui “i genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli”; nonché - quanto al principio normativo di cui all’art.710 c.p.c., espressamente richiamato ab imis della decisione ivi massimata - Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 28.11.2017, n. 28436; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 08.05.2008, n. 11488;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Cuneo, Sezione Civile, Volontaria Giurisdizione - Decreto 15/09/2022 - 19/09/2022
Presidente del Collegio estensore dr. Alberto Tetamo

Filiazione – Affidamento dei figli minorenni – Ricorso a fini di riesame e modifica del regime di affidamento\ frequentazione – Inammissibilità del ricorso – Responsabilità processuale aggravata – Condanna del ricorrente a pena equitativamente determinata – Espressioni offensive – Espressioni funzionali all’esercizio del diritto di difesa – Istanza di cancellazione – Reiezione

Rif. Leg.: art. 337 bis, 337 ter, 337 quarter, 337 quinquies cod. civ.; art. 710 cod. proc. civ.; art. 9 Lg. 898/1970; art. 13 Lg. 74/1987; art. 91, 96 cod. proc. civ.;

L’inammissibilità del ricorso proposto a fini di modificazione delle disposizioni giudiziali relative al regime di affidamento dei figli minori comporta la soccombenza, e con ciò la condanna alle spese del procedimento, ma al contempo, la palese infondatezza dell’istanza proposta comporta anche la responsabilità processuale aggravata, ed in ispecie la condanna a pena equitativamente determinata in applicazione del terzo comma dell’articolo 96 del codice di procedura civile.

Cfr.: quanto alla necessaria ricorrenza dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave ai fini dell’applicazione dell’art.96, III comma, c.p.c., Cass. civ., Sez. II, Ordinanza 03.05.2022, n.13859; in senso difforme, della irrilevanza della ricorrenza dell’elemento psicologico e della rilevanza esclusivamente oggettiva della fattispecie di cui al comma III dell’art.96 del c.p.c., Cass. civ., Sez. VI-2, Ordinanza 24.09.2020, n. 20018; nonché, meno recente, Cass. civ, Sez. II, Sentenza 21.11.2017, n. 27623;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Cuneo, Sezione Civile, Volontaria Giurisdizione - Decreto 15/09/2022 - 19/09/2022
Presidente del Collegio estensore dr. Alberto Tetamo

Filiazione – Affidamento dei figli minorenni – Ricorso a fini di riesame e modifica del regime di affidamento\ frequentazione – Inammissibilità del ricorso – Responsabilità processuale aggravata – Condanna del ricorrente a pena equitativamente determinata – Espressioni offensive – Espressioni funzionali all’esercizio del diritto di difesa – Istanza di cancellazione – Reiezione

Rif. Leg.: art. 89 cod. proc. civ.;

L’uso, negli scritti ed atti processuali difensivi, di espressioni particolarmente pregnanti ed obiettivamente acerrime e dispregiative verso la controparte, per quanto tali ed in quanto non dettate da un intento meramente gratuito nell’esprimere disistima, svalutazione morale se non sconveniente valutazione e disprezzo, non determinano una lesione dell’altrui reputazione se strumentali e funzionali all’esercizio del diritto di difesa e comunque connesse alla dimostrazione del thema decidendum, resistendo quindi — in ragione di tale evidenziato carattere — all’istanza di cancellazione per evidenziata qualità offensiva dalla parte che le abbia ricevute, la cui domanda, proposta ai sensi dell’articolo 89 del codice di rito, esiterà nella sua reiezione.

Cfr.: Cass. civ., Sez. III, Ordinanza 01.06.2022, n. 17914; Cass. Civ., Sez. III, Sentenza 22.06.2009, n. 14552;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Rimini, (in composizione monocratica) Sezione Penale - Sentenza 06/07/2022 - 09/09/2022 n. 1256
Giudice estensore dr.ssa Manuela Liverani

Reato – Elemento oggettivo: condotta – a. sentenza civile di separazione personale dei coniugi – b. statuizione dell’obbligo di corresponsione di assegno di mantenimento dei figli – c. inadempimento integrale e temporalmente protratto – Delitti contro l’assistenza familiare – Violazione di obbligo civilistico giudizialmente statuito – Mancanza totale e costante dei mezzi di sussistenza e sostentamento per i figli – Totale disinteresse verso la prole – Violazione degli obblighi di assistenza familiare – Integrazione della fattispecie – Riconduzione alla figura normativa ex art.570, comma II, n. 2), cp; – Relazione fra sentenza ed accusa contestata – Imputazione per la fattispecie di “Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonioex art.570 bis cp – Accertamento e condanna ex art.570, comma II, n. 2), cp – Legittimità

Rif. Leg.: art. 570, 570 bis, 54 cod. pen.; art. 147, 150, 151, 156, 315 bis, 316, 316 bis, 337 bis, 337 ter, 337 quater cod. civ.; art. 521, 533, 535 cod. proc. pen.;

L’imputazione per il titolo di reato di cui all’articolo 570 bis del codice penale, che individua — quale elemento oggettivo qualificante la condotta materiale penalmente rilevante — la violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione personale dei coniugi o di divorzio disposti in sede giurisdizionale civile ed in ispecie, tra questi, anche la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore della prole, non limita — il titolo di reato così ascritto — l’accertamento in esito all’esame dibattimentale, e quindi la possibilità della condanna alla pena detentiva oltreché pecuniaria laddove si ritenga acclarato un disinteresse morale e materiale verso i figli di età minore — da parte del genitore obbligato — tale da comprometterne, facendoli mancare, i “mezzi di sussistenza” loro necessari — i mezzi imprescindibili al loro sostentamento, ciò che è loro ‘strettamente indispensabile’ —, consentendo al giudice di ritenere integrata la fattispecie incriminatrice più grave, della violazione degli obblighi di assistenza familiare così come normativamente prevista al secondo comma, capoverso n. 2), dell’articolo 570 del codice penale, tenendo quindi ulteriormente conto — ai fini della precisa connotazione circostanziale della fattispecie giuridica — del carico gravante il solo genitore convivente con i figli quanto ai bisogni e alle necessità loro proprii, e valutando — conseguentemente — anche il perdurante stato d’indigenza che tale esclusività abbia ingenerato, ciò che è da ritenersi proprio del contesto fattuale individuato dalla norma incriminatrice.

Cfr.: Cass. Pen., Sez. VI, Sentenza 10.03.2022, n. 20013; Cass. Pen., Sez. VI, Sentenza 13.02.2007, n. 14103;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Ordinanza 14/07/2022 - 13/08/2022
Presidente del Collegio dr.ssa Paola Matteucci, Giudice relatore ed estensore dr.ssa Daniela Nunno

[RECLAMO TRIB BOLOGNA] Successioni – Successione ab intestatoDiritti riservati al legittimari – Diritti alla quota di legittima (quota di riserva) – Figli concorrenti con il coniuge superstite – Provvedimenti cautelari – Sequestro conservativo – Tutela cautelare del diritto degli eredi legittimari – Requisiti dela. fumus boni iurisb. periculum in mora – Integrazione – Sequestro conservativo del patrimonio (beni mobili e immobili) del coniuge superstite – [ACCOGLIMENTO]

Rif. Leg.: art. 457, 536, 542, 565, 769, 1298, 1854 cod. civ. ; art. 669 terdecies, 671 cod. proc. civ.;

In esito alla successione ab intestato del proprio genitore ed al ritenuto già compiutosi depauperamento del patrimonio ereditario — in vita il de cuius — mediante atti dispositivi di beni immobili e beni mobili anche a titolo di donazioni dirette o indirette essenzialmente a favore esclusivo del coniuge superstite, è legittima e fondata l’iniziativa cautelare dei figli di primo letto del de cuius, quali eredi legittimari, a tutela della quota di riserva loro spettante ex lege sull’eredità allegando ulteriormente, sul piano del fumus boni iuris, la permanente condizione di possibile distrazione dei beni costituenti ancora il compendio ereditario da parte del coniuge superstite che ne abbia la materiale ed esclusiva disponibilità nonché, sul piano del periculum in mora, l’eventuale insufficienza in termini di capienza del relictum, e quindi di corrispondenza quantitativa alla quota di legittima loro spettante, conducendo tali allegazioni, qualora ritenute fondate — secondo la cognizione sommaria propria del procedimento cautelare e — ai fini della compiuta integrazione dei requisiti proprii della richiesta cautela, alla concessione della misura del sequestro conservativo sui beni mobili e immobili costituenti il patrimonio personale del coniuge superstite, all’attualità unico beneficiario del compendio caduto in successione.

Cfr.: Cass. civ., Sez. III, Sentenza 13.02.2002, n. 2081;


Massimatore: dott. Gianluigi Morlini (Tribunale di Reggio Emilia)


Tribunale Ordinario di REGGIO EMILIA, Sezione II Civile - Ordinanza 15/07/2022 - 15/07/2022
Giudice Unico Estensore dr. Gianluigi Morlini - Immobiliare S.IM.MO s.r.l. (avv. Ferrari Bergomi) c. G2 s.r.l. (avv. Cazzella)

Rigetto istanza di concessione della provvisoria esecuzione ex art. 648 c.p.c. o istanza di sospensione della provvisoria esecuzione ex articolo 649 c.p.c. – Riproponibilità istanze - Ammissibilità – Sussiste.

Rif. Leg.: Artt. 177, 648 e 649 c.p.c.

E’ ammissibile la riproposizione sia di una istanza di concessione della provvisoria esecuzione ex art. 648 c.p.c., sia di una istanza di sospensione della provvisoria esecuzione ex articolo 649 c.p.c., a seguito di un iniziale rigetto di tali istanze.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Decreto 08/06/2022 - 04/07/2022
Presidente del Collegio dr. Bruno Perla, Giudice relatore ed estensore dr.ssa Sonia Porreca

Divorzio – Assegno di mantenimento dei figli – Figlia adottiva maggiorenne economicamente non indipendente – Statuizione in merito al mantenimento ordinario e straordinario – Modifica delle statuizioni di divorzio – Sospensione unilaterale di fatto del contributo al mantenimento – Illegittimità – Perdurante obbligo di mantenimento nell’An e nel Quantum debeaturAssegno di mantenimento dei figli – Corresponsione diretta – Esclusione – Ammonimento – Inadempimento di obbligo statuito con sentenza di divorzio – Ammonimento dell’ex coniuge

Rif. Leg.: art. 147, 148, 155 quinquies, 315 bis, 316 bis, 337 bis, 337 ter cod. civ.; art. 710 cod. proc. civ.; art. 9 L 898/1970; art. 13 L 74/1987;

È illegittima la sospensione unilaterale di fatto della corresponsione dell’assegno di mantenimento dovuto dall’ex coniuge e genitore divorziato a favore del figlio o della figlia maggiorenni e economicamente non indipendenti in ragione della raggiunta maggiore età e del completamento del corso di studii a suo tempo intrapreso, potendosi legittimamente pervenire ad un tal esito solo attraverso un giudizio di modificazione delle statuizioni della sentenza di divorzio con le quali sia stato riconosciuto il diritto nell’an e nel quantum all’assegno e che dovrà ritenersi comunque dovuto — anche laddove non intervenga una valutazione del giudice di merito a ribadirne l’obbligo — indipendentemente dalla maggiore età e dalla conclusione del ciclo scolastico e dal conseguimento di un titolo di studio idoneo, ex se, ad un probabile facilitato accesso all’attività lavorativa qualora, anche in esito ad una legittima iniziativa del genitore in sede giudiziale sia accertata, e quindi ricorra — di fatto —, l’assenza di un comportamento dismissivo di reali offerte di lavoro e perciò si constati la mancanza, nella condotta del figlio o della figlia, di un atteggiamento superficiale o negligente rispetto a tangibili occasioni di assunzione retribuita, non potendo essere loro addebitata, in tal guisa, una condotta colpevole quanto alla mancante autonomia ed emancipazione economico-reddituale.

Cfr.: Cass. Civ., Sez. I, Ordinanza 17.07.2019, n. 19135, in Guida al diritto 2019, 33, 104 e in Il familiarista 29 novembre 2019, con nota di Michol Fiorendi ; Cass. Civ., Sez. VI-1, Ordinanza 05.03.2018, n. 5088, in Diritto & Giustizia 2018, 5 marzo ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 22.06.2016, n. 12952, in Guida al diritto 2016, 29, 34, e in Diritto & Giustizia 2016, 23 giugno, con nota di Alice Di Lallo ; Cass. Civ., Sez. VI-1, Ordinanza 12.04.2016, n. 7168, in Diritto & Giustizia 2016, 13 aprile ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Decreto 08/06/2022 - 04/07/2022
Presidente del Collegio dr. Bruno Perla, Giudice relatore ed estensore dr.ssa Sonia Porreca

Divorzio – Assegno di mantenimento dei figli – Figlia adottiva maggiorenne economicamente non indipendente – Statuizione in merito al mantenimento ordinario e straordinario – Modifica delle statuizioni di divorzio – Sospensione unilaterale di fatto del contributo al mantenimento – Illegittimità – Perdurante obbligo di mantenimento nell’An e nel Quantum debeaturAssegno di mantenimento dei figli – Corresponsione diretta – Esclusione – Ammonimento – Inadempimento di obbligo statuito con sentenza di divorzio – Ammonimento dell’ex coniuge

Rif. Leg.: art. 147, 148, 155 quinquies, 315 bis, 316 bis, 337 bis, 337 ter , 337 septies cod. civ.;

È illegittima, da parte dell’ex coniuge divorziato, la corresponsione dell’assegno di mantenimento — a cui egli sia obbligato — direttamente al figlio o alla figlia maggiorenni ed economicamente non indipendenti che non ne abbiano fatta esplicita domanda, pretendendo invece ed all’opposto — in modo ulteriormente illegittimo — di assolvere autonomamente alla prestazione cui è tenuto in forza di pregressa statuizione giudiziale, e ciò in quanto il genitore tenuto alla corresponsione dell’assegno non verte in condizione di facoltà e scelta rispetto al soggetto nei cui confronti adempiere bensì in una condizione soggettiva di mero obbligo e priva di autonomia referenziale. Ne consegue che l’obbligo va assolto nei confronti di un duplice possibile soggetto beneficiario al quale unicamente, attraverso e mediante la domanda di corresponsione a suo favore proposta ed accolta, sarà dovuto l’adempimento, e quindi sia l’ex coniuge convivente con la figlia o il figlio beneficiari dell’emolumento, sia individualmente questi ultimi secondo l’implicito dettato normativo di cui all’articolo 337 septies del codice civile, nonché secondo l’orientamento interpretativo ed applicativo nomofilattico quale consolidatosi nelle pronunzie dei giudici di merito.

Cfr.: Cass. civ., Sez. I, Ordinanza 09.07.2018, n. 18008 ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 11.11.2013, n. 25300 ; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 28.10.2013, n. 24316 ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 21/06/2022 - 30/06/2022 n. 23
Presidente del Collegio dr.ssa Antonella Palumbi, Giudice relatore estensore dr.ssa Arianna D’addabbo

Divorzio – Assegno di divorzio – Titolarità – Procedimento – Quota di TFR – Domanda improcedibile – Rilevo ex officio[IMPROCEDIBILITÀ]

Rif. Leg.: art. 5, 12bis Lg. 898/1970; art.9, 10, 16, Lg. 74/1987; art. 2909 cod. civ.;

La mera titolarità del diritto all’assegno di divorzio, senza che tale statuizione e la sentenza o il decreto con essi assunta abbiano acquisito autorità di cosa giudicata, non consente a ché ( rectius : non legittima ) l’ex coniuge, a favore del quale la decisione sui rapporti patrimoniali sia stata pronunziata, ad agire ai sensi dell’articolo 12 bis della legge 898 del 1970 al precipuo fine di ottenere una quota del trattamento o dell’indennità di fine rapporto spettante all’ex coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno divorzile così come previsto ex lege, conducendo, la domanda che sia stata egualmente proposta al riguardo, non altrimenti che ad un rilievo ex officio di improcedibilità del ricorso, come tale idoneo alla definizione in rito ed in limine del giudizio introdotto e del procedimento comunque instauratosi, esito cui necessariamente si perviene per carenza di irrevocabilità — in termini di definitività — della situazione giuridica soggettiva dedotta con la causa petendi e posta a base del petitum formulato dalla parte.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 10/06/2022 - 27/06/2022 n. 1448
Presidente del Collegio dr.ssa Paola Montanari, Consigliere relatore estensore dr.ssa Antonella Allegra

[APP TRIB PARMA] Matrimonio e divorzio – Divorzio: assegno di divorzio – Doglianze sull’An debeatur – Infondatezza – Riconoscimento dell’assegno di divorzio in funzione assistenziale e perequativa – Riduzione nel Quantum – Decorrenza (applicazione tralatizia) – Divorzio: assegno di mantenimento dei figli – Figlio maggiorenne – Attività lavorativa indennizzata – Diritto all’assegno di mantenimento – Riduzione nel Quantum – Corresponsione diretta – Inammissibilità – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 5 Lg. 898/1970; art. 9, 10 Lg. 74/1987; art. 2, 29 Cost.;

Il lavoro part time ed il modesto reddito da esso ritratto — seppur con rinunzia all’ottenimento di un impegno lavorativo a tempo pieno maggiormente remunerato — ed al contempo la dedizione ad un ruolo prevalentemente endofamiliare, nonché l’elevata disparità, in pejus, rispetto alla capacità reddituale e patrimoniale dell’ex coniuge, e ancora l’età raggiunta rispetto ad opportunità d’impiego e la durata del matrimonio sono circostanze che nel loro concorso — qualificando una situazione personale economicamente deteriore — consentono il riconoscimento di un assegno di divorzio sia in funzione assistenziale sia in funzione perequativa. Ne consegue che, seppur non improntato al principio della conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio — e sebbene pur sempre rilevino le legittime aspettative maturate nel corso della vita matrimoniale —, l’assegno di divorzio, nell’attuale ordinamento giuridico, s’inscrive anche ed ancora ad un principio solidaristico, per quanto sia cessata l’unione e lo status coniugale, oltreché compensativo e perequativo — e se del caso risarcitorio — per quanto eventualmente svolto a favore dell’altro coniuge e in senso affettivo e materiale per la famiglia nel corso dell’unione matrimoniale in ragione di scelte condivise con l’ex partner — potendo, ognuna delle voci idonee al riconoscimento dell’emolumento, all’occorrenza coesistere nell’esaustiva valutazione dell’an e del quantum del diritto all’assegno divorzile, nonché esprimersi singolarmente ed individualmente dovendosene ammettere il riconoscimento anche e solo per la carenza di mezzi di autosufficienza e perciò in funzione esclusivamente assistenziale.

Cfr.: in senso conforme, Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 09.09.2020, n. 18681 in Diritto & Giustizia 2020, 10 settembre e in Il Familiarista.it 23 novembre 2020 con nota di Valeria Mazzotta ; Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 07.10.2019 n. 24934 in Il Familiarista.it 24 febbraio 2020 con nota di Stefano Celentano ; Cass. civ., Sez. I, Sentenza 09.08.2019, n. 21228 ; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 10.04.2019, n. 10084; in senso fondante, quanto al nuovo ed attuale insegnamento nomofilattico in materia, Cass. civ., Sez. Un., Sentenza 11 luglio 2018, n. 18287, in Responsabilità Civile e Previdenza, 2018, 4, 1297, ibidem 2018, 6, 1856 con nota di Basini, in Diritto & Giustizia 2018, 11 luglio e in Il Familiarista.it 17 luglio 2018 con nota di Simeone Alessandro nonché in Guida al diritto 2018, 32, 16 con nota di Dosi e in Foro it. 2018, 9, I, 2671 con note di Casaburi e Massimo Bianca, e inoltre in Foro it. 2018, 11, I, 3605 con note di Macario, Morace e Pinelli e ibidem, 2018, 12, I, 3999 con nota di Cea e ancora in Diritto di Famiglia e delle Persone (Il) 2018, 3, I, 869 con nota di Savi; quanto alla pronuncia anteriore a quella delle Sezioni Unite ora citata, ma connotata dal superamento del precedente, costante orientamento interpretativo in merito all’art.5 della legge 898 del 1970, Cass. civ.; Sez. I, Sentenza 10.05.2017, n.11504 in Diritto di Famiglia e delle Persone (Il), 2017, 3, I, 764 e ibidem, 2017, 4, I, 1207, nonché in Diritto & Giustizia 2017, 15 maggio con nota di Alice Di Lallo e in Guida al diritto 2017, 23, 16 con nota di Mario Finocchiaro e di Marcella Fiorini, e inoltre in Foro it., 2017, 6, 1859 con note di Casaburi, Bona, Mondini e sempre in Foro it. 2017, 9, I, 2707 con nota di Patti, e di Massimo Bianca ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 10/06/2022 - 27/06/2022 n. 1448
Presidente del Collegio dr.ssa Paola Montanari, Consigliere relatore estensore dr.ssa Antonella Allegra

[APP TRIB PARMA] Matrimonio e divorzio – Divorzio: assegno di divorzio – Doglianze sull’An debeatur – Infondatezza – Riconoscimento dell’assegno di divorzio in funzione assistenziale e perequativa – Riduzione nel Quantum – Decorrenza (applicazione tralatizia) – Divorzio: assegno di mantenimento dei figli – Figlio maggiorenne – Attività lavorativa indennizzata – Diritto all’assegno di mantenimento – Riduzione nel Quantum – Corresponsione diretta – Inammissibilità – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 4, 5 Lg. 898/1970; art. 8, 9, 10 Lg. 74/1987;

Il diritto a percepire l’assegno di divorzio decorre, normalmente, dal compimento dello status conseguente alla declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o di scioglimento del matrimonio celebratosi civilmente, e quindi dal passaggio in giudicato del provvedimento — in forma di sentenza — che statuisca la risoluzione del vincolo coniugale, ma, per interpretazione ed applicazione dapprima tralatizia e poi per esplicita previsione normativa, è rimessa alla discrezionalità del giudice ed alla congrua sua motivazione in merito far decorrere il diritto a percepire l’assegno divorzile dal momento della proposizione della domanda di divorzio.

Cfr.: Cass. civ., Sez. I, Ordinanza 11.03.2022, n. 8057 in Guida al diritto, 2022, 16 ; Cass. civ., Sez. I, 29.09.2021, n. 26491 ; Cass. civ., Sez. I, Ordinanza 17.09.2020, n. 19330 in Diritto & Giustizia 2020, 18 settembre con nota di Luca Tantalo ; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 15.11.2016, n. 23263 in Diritto & Giustizia 2016, 15 novembre ; Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 11.01.2016, n. 212 in Diritto & Giustizia 2016, 11 gennaio ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 10/06/2022 - 27/06/2022 n. 1448
Presidente del Collegio dr.ssa Paola Montanari, Consigliere relatore estensore dr.ssa Antonella Allegra

[APP TRIB PARMA] Matrimonio e divorzio – Divorzio: assegno di divorzio – Doglianze sull’An debeatur – Infondatezza – Riconoscimento dell’assegno di divorzio in funzione assistenziale e perequativa – Riduzione nel Quantum – Decorrenza (applicazione tralatizia) – Divorzio: assegno di mantenimento dei figli – Figlio maggiorenne – Attività lavorativa indennizzata – Diritto all’assegno di mantenimento – Riduzione nel Quantum – Corresponsione diretta – Inammissibilità – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 4 Lg. 898/1970; art. 8 Lg. 74/1987; art. 147, 315 bis, 316 bis, 337 ter, 337 septies cod. civ.;

Posto che la somma corrisposta e percetta a titolo di indennizzo per il tirocinio svolto in uno studio professionale — rispondente al titolo scolastico conseguito — non sia oggettivamente idonea a garantire una piena autonomia economica ma solo un principio di indipendenza reddituale, in ragione di tal esito comunque lavorativo e della giovane età del figlio o della figlia pur maggiorenni, nonché della irreprensibilità della loro condotta rispetto ai doveri dello studio e del lavoro che la vita comporta, il genitore divorziato e non convivente con il figlio o la figlia — anche ed al contempo in considerazione degli elevati mezzi reddituali di cui dispone — può essere legittimamente tenuto alla corresponsione di un assegno a titolo di mantenimento in favore del figlio o della figlia maggiorenni e già lavoratori, individuando nel concorso delle circostanze predette la fondata ratio posta a base dell’an debeatur del contributo monetario, nel senso esaustivo del diritto a percepirlo e del dovere a corrisponderlo.


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Corte d’Appello di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 10/06/2022 - 27/06/2022 n. 1448
Presidente del Collegio dr.ssa Paola Montanari, Consigliere relatore estensore dr.ssa Antonella Allegra

[APP TRIB PARMA] Matrimonio e divorzio – Divorzio: assegno di divorzio – Doglianze sull’An debeatur – Infondatezza – Riconoscimento dell’assegno di divorzio in funzione assistenziale e perequativa – Riduzione nel Quantum – Decorrenza (applicazione tralatizia) – Divorzio: assegno di mantenimento dei figli – Figlio maggiorenne – Attività lavorativa indennizzata – Diritto all’assegno di mantenimento – Riduzione nel Quantum – Corresponsione diretta – Inammissibilità – [RIFORMA PARZIALE]

Rif. Leg.: art. 4 Lg. 898/1970; art. 8 Lg. 74/1987; art. 337 septies cod. civ.

L’adempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore del figlio o della figlia maggiorenni risponde al principio della domanda, dovendosi conseguentemente negare, in base a tale ratio, che possa darsi una facoltà di scelta — da parte del genitore tenuto — quanto alla persona nei cui confronti adempiere, ossia l’ex coniuge convivente o il figlio o la figlia, dandosi invece — riguardo al diritto di percepire il contributo monetario — una titolarità e una legittimazione autonoma e concorrente e perciò incorrendo nella sanzione dell’inammissibilità la domanda del genitore obbligato a fini di versamento diretto al figlio o alla figlia dell’assegno di mantenimento in assenza di una loro domanda in tal senso proposta.

Cfr.: Cass. civ., Sez. VI-I, Ordinanza 16.09.2022, n. 27308 in Il Familiarista.it 24 novembre 2022 con nota di Andrea Lestini ; Cass. civ., Sez. I, Ordinanza 12.11.2021, n. 34100 ;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Decreto 31/05/2022 - 20/06/2022
Presidente del Collegio dr.ssa Antonella Palumbi, Giudice relatore estensore dr.ssa Arianna D’Addabbo

Negoziazione assistita – Accordo consensuale di divorzio – Dichiarazione di autosufficienza economica – Divorzio – Modifica delle statuizioni – Autosufficienza economica – Rivalutazione dei presupposti – Esclusione – Circostanze sopravvenute – Irrilevanza – Diritto all’assegno di divorzio – Insussistenza – Assegno di divorzio – Ricorrenza della ratio sostanziale ai fini del riconoscimento del diritto all’assegno – Infondatezza

Rif. Leg.: art. 6 D. Lg. 132/2014 (conversione Lg. 162/2014); art. 5, 9 Lg. 898/1970; art. 9, 10, 13 Lg. 74/1987;

Alla reciproca dichiarazione di autosufficienza economica contenuta nell’accordo per lo scioglimento o la cessazione degli effetti del matrimonio, accordo che sia intercorso e sottoscritto dai divorziandi coniugi in sede di negoziazione assistita, non può validamente ed efficacemente opporsi ricorso avanti il Tribunale ordinario civile — ex articolo 9 della legge 898 del 1970 — ai fini della modificazione delle disposizioni patrimoniali in quella sede convenzionalmente raggiunte con esito implicito di esclusione della spettanza di un assegno di divorzio, e ciò in particolare chiedendo una nuova ed autonoma valutazione ( rectius : rivalutazione ) dei ( medesimi ) presupposti già in precedenza valutati e inerenti alla dichiarata autonomia patrimoniale degli ex coniugi, come pure ed in particolare non può non essere rilevata, con il mezzo indicato, la sostanziale irrilevanza delle circostanze che si pretendono inedite e sopravvenute se queste non abbiano effettivamente alterato gli equilibri economico-patrimoniali delle parti, con conseguente esclusione implicita —anche in tale seconda ipotesi — del riconoscimento di un diritto all’assegno di divorzio. Entrambe le prospettate ragioni addotte con ricorso avverso il regolamento pattizio ( ovvero transattivo ) concluso in sede di negoziazione assistita, quale previsto dall’articolo 6 del decreto legge 132 del 2014, si palesano infondate nel merito, conducendo quindi alla reiezione della proposta domanda di assegno di divorzio quale pretesa sostanziale sottesa all’azione esercitata con il ricorso di cui all’articolo 9 della legge divorzile.

Cfr.: Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 09.03.2022, n.7666;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Decreto 31/05/2022 - 20/06/2022
Presidente del Collegio dr.ssa Antonella Palumbi, Giudice relatore estensore dr.ssa Arianna D’Addabbo

Negoziazione assistita – Accordo consensuale di divorzio – Dichiarazione di autosufficienza economica – Divorzio – Modifica delle statuizioni – Autosufficienza economica – Rivalutazione dei presupposti – Esclusione – Circostanze sopravvenute – Irrilevanza – Diritto all’assegno di divorzio – Insussistenza – Assegno di divorzio – Ricorrenza della ratio sostanziale ai fini del riconoscimento del diritto all’assegno – Infondatezza

Rif. Leg.: art. 6 D. Lg. 132/2014 (conversione Lg. 162/2014); art. 5, 9 Lg. 898/1970; art. 9, 10, 13 Lg. 74/1987;

[ Obiter dictum ] L’accordo di autosufficienza economica tra divorziandi coniugi che sia stato raggiunto e concluso in sede di negoziazione assistita in merito al consensuale scioglimento del matrimonio civile o alla consensuale cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario secondo il disposto dell’articolo 6 del Decreto Legge 132 del 2014, a cui faccia seguito la reiezione del ricorso proposto avanti il Tribunale ex articolo 9 della Legge 898/1970 ai fini della modificazione delle condizioni attuatesi in via di raggiunta convenzione, — e ciò in ragione dell’inammissibilità, in sede giurisdizionale, di una valutazione nuova, autonoma e ripetuta dei medesimi presupposti inerenti la dichiarazione di autonomia patrimoniale espressa dai divorziandi coniugi, oppure in ragione dell’irrilevanza delle allegate inedite e sopravvenute circostanze inidonee, come tali, a mutare il regolamento convenzionale perfezionatosi, con sostanziale esclusione, in entrambi i casi, di un diritto all’assegno divorzile —, non precludono — tali premesse — al giudice ordinario civile comunque adìto di rilevare — seppur ad abudantiam e senza valenza decisoria ma solo prognostica — riguardo la fattispecie così come prospettata dalle parti con il ricorso, l’assenza dei requisiti proprii — quali desumibili ex lege e quali fissati dall’interpretazione giurisprudenziale — utili e necessari al riconoscimento di un diritto all’assegno divorzile sia in funzione assistenziale sia in funzione compensativa e perequativa o risarcitoria, quale specifico esito che in ogni caso — rebus sic stantibus — si darebbe riguardo al caso concreto avanti a lui dedotto ed allegato qualora fosse ammissibile e meritevole di valutazione nel merito.

Cfr.: a contrario, Cass. civ., Sez. VI-1, Ordinanza 09.03.2022, n.7666;


Massimatore: dr. Pierluigi Moscone


Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Prima Civile - Sentenza 12/04/2022 - 09/05/2022 n. 1221
Presidente del Collegio dr.ssa Antonella Palumbi, Giudice relatore estensore dr.ssa Carmen Giraldi

Matrimonio e divorzio – Divorzio: assegno di divorzio – Autosufficienza\ Adeguatezza di mezzi economici – Insussistenza – Rinunzia ad impiego – Squilibrio reddituale riconducibile a scelte comuni agli ex coniugi – Durata del matrimonio – Diritto all’assegno di divorzio – Decorrenza

Rif. Leg.: art. 5 Lg. 898/1970; art.9, 10 Lg. 74/1987; art. 2909 cod. civ.;

[ Obiter dictum ] L’obbligo di corresponsione dell’assegno di divorzio — e quindi, il diritto a pretenderne la corresponsione in esito al suo riconoscimento — decorre dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, e perciò dal momento in cui si dia il carattere di definitività della pronunzia sul rapporto di coniugio, ossia dalla formazione della “cosa giudicata” quanto allo scioglimento del matrimonio civile ovvero quanto alla cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso, con la conseguente regiudicata in merito all’inesistenza — rectius : in merito all’estinzione — dello status coniugale tra le persone ora divorziate, da ciò decorrendo il dies a quo di adempimento o di esercizio delle rispettive e reciproche situazioni giuridiche soggettive definitesi in via giurisdizionale.

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